cenni storici
IL BASKET IN CARROZZINA
Cenni Storici:
Alla fine della seconda guerra mondiale, sono molti i reduci che rientrarono negli USA, paralizzati e costretti per tutta la vita, in carrozzina. Essendo giovani, avevano molte energie residue da spendere e compresero subito l’importanza dello sport, come mezzo di recupero psicofisico. Apportando le dovute modifiche alle tecniche di gioco fu molto semplice insegnare a questi giovani il basket in carrozzina. Nel 1945 in California venne disputato il primo incontro fra due squadre, mentre nel 1948 fu organizzato il primo campionato veterani paraplegici americani. Il 1960 rappresenta un anno importante per lo sport dei disabili; a Roma il prof. Maglio ebbe l’intuizione di Organizzare le prime Olimpiade per paraplegici subito dopo lo svolgimento delle Olimpiadi per normodotati. Un’iniziativa che è stata ripetuta e valorizzata ogni quattro anni fino alle ultime paraolimpiadi di Atene 2004.
Nel 1976 nasce l’Associazione Sportiva S.Stefano terza squadra di pallacanestro in carrozzina formatasi in Italia.
Le regole del basket in carrozzina:
Il basket in carrozzina offre al disabile la possibilità di esprimersi a livelli tecnici simili a giocatori in piedi. Le peculiarità della pallacanestro in carrozzina sono quelle tipiche dei giochi di squadra: esaltazione del lavoro in collettivo pur nel rispetto dell’individualità, dell’altruismo, dell’abnegazione e del rispetto reciproco. Per poter raggiungere un buon livello tecnico, un giocatore deve conseguire innanzitutto un’adeguata condizione fisica per meglio controllare la carrozzina durante gli automatismi che il gioco richiede. Diventare padroni della carrozzina e del pallone, significa aver affinato, attraverso un lavoro metodico, le sensibilità psicomotorie del tronco, delle braccia, delle dita, aggiungendo la coordinazione necessaria per realizzare ed effettuare, nello sport, un canestro da una distanza da sei o sette metri o un tiro in corsa a grande velocità e nella vita per potersi muovere e destreggiare in ogni situazione. Le strutture tecniche per il gioco, il campo di gioco e le sue dimensioni, l’altezza dei canestri e quasi tutte le regole sono uguali alla pallacanestro in piedi. Un disabile in carrozzina può raggiungere gli stessi automatismi nei fondamentali individuali e di squadra di un giocatore in piedi. La grossa difficoltà da superare è rappresentata dal mezzo meccanico che deve diventare uno strumento vantaggioso e non solo un peso da far traslocare per il campo. La preparazione specifica consiste nell’insegnare al giocatore come dominare il mezzo e come servirsene in modo da creare tutte quelle situazioni vantaggiose (blocchi e veli) che gli permetteranno di realizzare un canestro.
L’obbiettivo a cui mira ogni allenatore è l’acquisizione da parte dei giocatori di tutti gli automatismi atti a realizzare la massima confidenza con il mezzo meccanico e velocizzare al massimo tutte le azioni di gioco; con la ricerca costante dell’equilibrio ottimale e della tempestività nella scelta delle soluzioni più opportune, caratteristiche peculiari della pallacanestro. Possono giocare a pallacanestro in carrozzina tutti i disabili che a seguito di un evento invalidante causato da traumi (esempio paraplegici ed amputati), da virus (esempio poliomelitici) da cause congenite (particolari malformazioni del rachide) non hanno la possibilità di praticare il basket per normodotati.
Tutti i giocatori a seconda della propria disabilità vengono classificati con un punteggio handicap da 1.0 a 4.5.
I cinque giocatori che scendono in campo non possono superare la somma di 14.5
Nel Campionato Italiano da quest’anno può giocare con punteggio 5 anche un normodotato




